Il Veliger

Silenzio, lungo e frusciante silenzio.

“Architetto” La voce di Undici si è fatta pacata “dimmi dove sei. Vengo lì, io da solo, ne parliamo e mi spieghi bene tutto.”

“Non c’è niente altro da spiegare, solo ciò che ti ho appena detto.” Fisso i sassi e le ombre che gli dondolano sopra “Non c’è tempo, lo sta inglobando tutto il Veliger, tutto il tempo che abbiamo. Chi si ribella, finisce per sparire.”

“Ascolta,” Riprende delicato “ci conosciamo da quanto? Da che eravamo bambini, lo sappiamo tutti e due che ti saltano in testa idee strane, senò non saresti l’Architetto, giusto?”

Taccio e ripenso a una volta che per gioco avevo lanciato un sasso in aria e nella caduta era andato a picchiare su un labbro di Undici, cinque punti di sutura, ha ancora la cicatrice che gli allunga impercettibilmente la bocca da un lato.

“Sei sparito per tre mesi.” Lo sento dire “Ma ora sei tornato, non vorrai rovinarti la vita. Dai.”

“Credo di avere ammazzato la Darlintonia, lei che istruita dal Veliger tentava di isolarmi, incantonarmi, invadendo il mio tempo.”

“La Darlintonia è stata qua un paio di ore fa.” Dice lui freddo, e io, raggomitolato sul sicuro fondo di un bòcaro, umido e afoso, le spine ficcate nella maglia e spezzate sui pantaloni, gli insetti a scorrazzarmi addosso, appiccicose creature in moto impercettibile tutto attorno, le pietre a tritarmi le ossa, sento la pelle farsi un lungo tappeto gelido.

(Le pecore si contano a Maggio- Romanzo -)