L’Architetto

Cosa ne so io del tempo?

Non si misura con gli orologi?

Cosa ne so io del tempo?

Qualcosa che sta tra un prima e un poi. Qualcosa che è sempre così, appena prima o appena dopo. Appena prima, appena, appena dopo.

Mai visti quei ragni grossi, pelosi, che stan lì, immobili in mezzo alla tela. Ci possono stare per giorni, lì, immobili in mezzo la tela, uncinati a sottili fili bavosi, nell’angolo in alto di una porta. Che poi arrivi e apri la porta e magari subito abbassi la testa, per passare sotto la tela. Poi ti fermi, la guardi e riguardi, ondeggia appena alla corrente d’aria. E pensi a tutte le menate che la vita ti propina a ogni curva, a quanto lui se la goda a star lì indisturbato, uncinato, a quanto la natura gli ha dato e ha tolto a te inondandoti di illusioni. Pensi ai fili tesi tra le stelle che tengan su sto teatrino universale. Allora, dopo un attimo, tempo che tutti sti pensieri si condensano, ti guardi in giro rapace, e pensi che cazzo, lui sta lì, aspetta che qualche insetto svolazzi a appiccicarsi ai fili, se piove si scosterà un poco, nell’angolo della porta, a ripararsi, patirà fame magari, poi tornerà in mezzo alla tela in attesa della vibrazione, la sottile variazione d’onda che sta tra il prima e il poi, tra il come e il quando, una vibrazione che tu mai percepirai. Ma lui sì, tutto qui. Allora il cumulo di quello che tu invece devi ingoiare ogni giorno si farà insopportabile. Con una manata spazzerai via ragno e tela, e se lui farà l’atto di mettersi a scorrazzare per terra lo calpesterai anche. Ma rimarrai furioso, perché la convinzione di aver fatto giustizia sotto il cielo o di aver vendicato un torto subito si rivelerà subito per quello che è: pura illusione.

Allora te ne andrai.

(Le pecore si contano a Maggio- Romanzo)