Stracco

Calocchia da Cà di Strèk era salito fin sul monte e poi si era messo a sberciare:

Se mi stracco

mi stravacco

in un bivacco

ci stramazzo,

ma se in piedi riscatto

poi mi stracco

e mi stravacco

in un bivacco

e se incappo

in un altro stracco

non mi stravacco

nel bivacco

che l’ha preso l’altro stracco,

e io mi fiacco

senza un bivacco

così stracco

più dell’altro stracco

che a guardarlo ha del polacco

agiacato nel mio bivacco,

e io son sempre più stracco

e anche fiacco

in agonia per il bivacco.

Poi era tornato giù dal monte e quando uno gli aveva chiesto come si intitolasse quella poesia che aveva declamato dal monte tanto forte che lo avevano sentito fin in piazza, Calocchia ci aveva pensato su “Si intitola, Acco” Aveva sussurrato tutto aulico.

(Le pecore si contano a Maggio- Romanzo)