Disordine bipolare 2

Ero così preso da quei pensieri che, durante la cena, quando mia madre mi ha chiesto se più tardi sarei uscito a giocare con gli altri ragazzi per strada e mi ha raccomandato di non combinarne una delle mie e stava per strillare rammentandomi la bravata degli spogliatoi bruciati, io pacifico le ho detto che quella sera avrei portato Jefferson a fare un giro.

Lei mi ha squadrato più che stupita. «Eddy, dovremmo pensare a chi lasciare il tuo Jefferson quando andremo a Melbourne».

«Verrà con noi» ho protestato.

Lei ha alzato la voce. «Diavolo Ed! Ho già fin troppe preoccupazioni, il trasferimento, organizzare il trasloco, il nuovo lavoro e il tuo cambio di scuola. Ci manca solo uno stupido cane a complicare le cose!»

«Ma Jefferson non è un cane» ho sussurrato alzandomi e uscendo.

Sono rimasto un paio d’ore nello stanzino con Jefferson, mia madre non scendeva mai là sotto era terrorizzata dai topi. Io non ne avevo mai visto uno. Quando si è fatto buio sono uscito con Jefferson alla catena. Era cresciuto ancora.

Al campetto non c’era nessuno, ma sarebbero arrivati. Ho legato Jefferson a una pianta, era felice, raspava nell’erba e scavava qua e là, fin dove la catena glielo consentiva. Nick è sbucato dal buio con i due cani al guinzaglio, sbavavano da schifo e quando mi hanno visto si sono fatti furibondi. C’era anche Lucas, me lo aspettavo.

«Dov’è il tuo stupido cane che la facciamo finita?»

«Non è un cane, è Jefferson» ho sorriso a Nick e sono andato a prenderlo.

Al mio ritorno, Jefferson tirava la catena come un matto, a fatica lo tenevo. Nick e Lucas per poco non sono svenuti, i cani, che in un primo tempo ringhiavano famelici, si sono fatti indietro.

«Questo è Jefferson» ho sentenziato, fiero del mio campione.

Ripresosi dallo shock, Nick Valenzi ha sciolto i cani. Io ho lasciato andare la catena perché Jefferson era troppo forte. I cani gli si sono avvicinati con la coda fra le gambe, lo annusavano, poi uno dei due, non so se Saw o Kurt, ha provato a mordere una delle sei zampe di Jefferson.

Sapete cosa può fare uno scarafaggio di cinquanta chili a due stupidi cani? Con le tenaglie Jefferson ha tranciato la testa del cane che lo aveva morso. L’altro pit bull tentava di scappare, ma la corazza sulla schiena di Jefferson si è spalancata proiettando all’esterno ali trasparenti. Il mio coleottero ha spiccato il volo producendo un rombo simile a quello di un elicottero in decollo ed è atterrato sulla schiena del cane in fuga. Ho sentito solo un mugolio. Poi di nuovo il frullo di ali e Jefferson che se ne andava. Nick e Lucas stavano fuggendo e urlavano come pazzi.

Jefferson se ne era andato, e questo mi ha fatto male, ancora adesso, a venti anni di distanza, a volte penso al mio amico Jefferson, che mi ha ripagato di averlo salvato massacrando quei due cani, e si è ripreso la libertà.

 

(Come morire prima di aprire un negozio di surf –Romanzo)