La Gùa

La Gùa suonava tutto il giorno la Gùa. La scovavi seduta in qualche cantone del paese, si piazzava lì, con le mani formava due conchine e intrecciava le dita in modo bizzarro, poi avvicinava le mani giunte alla bocca e ci soffiava dentro. Andava avanti per ore, e faceva un fischio, un suono, come di una civetta inferocita al culmine della notte, per quello la chiamavano la Gùa, per quello dicevano che chi le doveva passare davanti mentre gùava, faceva quel Uh Uh! basso e malinconico, poi si doveva aspettare le peggiori sventure piombargli addosso.

 

(Le pecore si contano a Maggio –Romanzo-)