26 Feb Trapicco mentale
Lettera sul trapicco mentale
Allora Trasatti, te sei anche gentile, che ogni tanto, la sera, passi a trovarmi. E può darsi anche che a forza di dai e dai, di metter su dei pentolini d’acqua e sversarci dentro quella polvere di muscaria, può darsi anche che un po’ ci ho preso gusto.
Però, bello il mio Trasatti, bisogna che la pianti lì. Non ne voglio più sapere dei tuoi mescoloni, basta lì.
Perché, può essere che ci sia un verso, che ci sia un verso, ma arverso. Che alla fine si vada sempre a finire in nebbia. Può essere che venga notte troppo presto. Può essere che i meglio siano andati o che i peggio devono ancora rivenire può essere che mi sposti appena in là, o che rivengo appena in qua, che sia un posto dove sono già stato, può essere mi sia tutto sognato.
Può essere si sia spostato un elettrone, che sia tutta lì la questione. Che sia una vibrazione che non ci sia un risultato per st’equazione. Può darsi venga notte troppo presto. Può essere sia stata una barilonda nel cosmo più profondo, o appena una vibrazione. Può essere che io sia una mosca, che svolappia sulla crusca, può darsi mi schiaccino con una paletta.
Può darsi ci troverò un verso, in un cielo chiaro e terso, può essere ci sia un verso, ma inverso. Può darsi sia come scendere da un costone, tutto in traversone, a culo basso per non prendere il rudlone. Può essere ci sia un verso, o che per saltarne fuori bisogna inventare un attrezzo. Può essere sia come il rumore di un apparecchio che si schianta a terra. Un mugno, un fischio, un sibilo, come di un apparecchio che si sfrantuma in un campo. Può essere che attorno non si senta altro che fischiare delle pentole a pressione, può darsi sia una faccenda che si infila solo per un verso e se ne esce solo per quello stesso verso. Se la scampi.
Può darsi arrivino a mucchi, o uno per volta, due, a frotte. Vengono a vederci come fossimo un teatrino dietro sbrindellarsi, in un mondo tutto sgherblato. Che si scosta e si scrosta, sbiadisce e finisce in niente. Può essere che qualcuno non abbia mai visto un sasso, un fosso, un albero un monte. Può essere che quando senti il caffè che viene su nella macchinetta, ti salga un magone, una cosa nello stomaco. Da mollare lì tutto prendere un branco di pecore e passare il resto della vita a Lamalite. Solo, con le pecore, a Lamalite.
(Lettera a Trasatti)