Bòcaro

C’era un macchione. Un viluppo di Vitalba e acacie, un raggiaio fitto di vegetazione acuminata, sembrava una balla di spine e rami forzuti. Tranell e Topacega stavano seduti lì davanti da ore, a fumare, e fissare la macchia impenetrabile.

“A me mi sa si sia mosso qualcosa.” Disse Tranell.

“Ci sarà un cinghiale apiatato dentro.”

“In quel bocàro?”

“Lì.” Tranell indicò un punto in basso.

“Ci sarà mica un gubbio con un cinghiale dentro?” Si affacciò appena Topacega.

“Vuoi dire?” Tranell fece per alzarsi “Qui bisogna chiamare Li senti i cani. Subito.”

Il bocàro tremò ancora, poi uno sfrascare e ne uscì l’Architetto tutto lacerato, i vestiti stracciati.

“Vè!” Esclamò Topacega.

“Vè!” Ripetè Tranell “E te cosa ci fai lì dentro?”

“Niente niente.” Sospirò l’Architetto tanto che si faceva largo tra gli aculei “Niente, niente, sono inciampato.” Concluse e prese la strada verso il paese.

Tranell e Topacega risedettero e ripresero a fumare.

(Le pecore si contano a Maggio -Romanzo)