10 Nov Sachiyo
A ripensarci, l’ascensore, mi spaurisce. Però l’ascensore lo prendi davanti l’uscio di casa, va giù, giù, e si aprono le porte e sei in metropolitana. Ma mica una stazione qualsiasi, tutta linda, negozi aperti anche la sera, scintillanti, giorno e notte, sottoterra. Mica come a Jamaica Street, dove cambiamo noi per tornare a casa, na sporcizia da inciamparsi a ogni passo. Serrande abbassate ovunque, serrande che si vede non apriranno mai.
Poi mi è venuta in mente un’altra cosa, riguardando le foto che avevo sul telefono, le prime tre foto che ho fatto appena arrivato, le ho fatte a casa tua. Da una finestra si vede l’Hudson, dall’altra, sconcognando dietro il letto e mettendosi appena di costa contro la bay window, si vede il cancello di Central Park, e le chiome degli alberi dopo. Gran bel fatto.
La terza faccenda a favore del tuo appartamento, che se pensata in ordine di importanza per me sarebbe la prima, è l’inquilino del cinquantatreesimo piano. Che per giorni ti ho rotto chiedendoti se potevi trovare una chiave dell’ascensore per arrivare ai piani alti. Che me lo immaginavo nel soggiorno enorme, le vetrate e i grattacieli di fronte, lui che beve un cocktail e dice “E’ tutta una questione di riflessi”. Fa tutta la differenza.
(L’ettere dal Dietromondo- Romanzo)