Santo Vento

 

Lo catturarono il pomeriggio, con una trappola elettrificata. Lo appesero per i piedi a una tavola fissata a due pali nel mezzo della piazza.

L’uomo se ne stava lì, testa in giù, gli occhi chiusi, le braccia penzoloni. Come un pezzo di carne appeso a frollare, lo avrebbero tenuto lì ancora per un po’, nella speranza di una confessione, che tradisca, che il sangue gli avesse compresso il cervello sino a farlo gridare.

La pioggia sgrondava gelida, presto le gocce avrebbero rallentato la discesa. A notte sarebbe stata neve. La prima dell’anno.

L’uomo oscillava dondolando appena. Gli occhi guizzarono sotto le palpebre. Le nari si dilatarono a catturare molecole trascinate dal vento. L’acqua scrosciava sul prigioniero, nei lunghi capelli e tra la barba, a volta giù. Tra gli schiocchi rocciosi risuonò un ululato attutito dal piovasco, un altro gli rispose da una cima circostante, il vento sbuffò improvviso.

L’uomo socchiuse gli occhi.

Dal casotto della Guardia Territoriale qualcuno transitò davanti la finestra illuminata, mise le mani a coppa intorno all’ombra della faccia e guardò fuori. La figura controllò il prigioniero impiccato come uno straccio zuppo.

(Gli alieni non hanno le antenne –Antologia-)