Il tenente Corea

Il cane aprì gli occhi, rimirò attorno fiacco, poi iniziò a ansimare lingua fuori. Corea si faceva avanti, casco e occhiali ben calzati, un braccio e mano tesi verso il cane.

“Armadgat” Ripeteva piano Corea e intanto avanzava “Armadgat” Disse un po’ più forte quando fu a due passi “Armadgat!” Fece un altro passo avanti.

Ragnonero e Colombo si facevano indietro, trattenevano il fiato in silenzio. Corea ora era a dieci centimetri dalla bestia. Chiuse la mano e puntò un dito al tartufo del cane che continuava a ansimare.

“Armadgat!” Cacciò un verso.

Il cane schizzò avanti, grosso fuori di maniera, le labbra arricciate a mostrare i denti, con un salto fu sullo stomaco del Tenente Corea, che per il contraccolpo volò a gambe all’aria con quel lupo addosso. Due o tre rotoloni nel piazzale, poi il cane si ritirò nel suo angolo. Con un morso aveva strappato giacca, maglione, camicia e anche la maglia della pelle di Corea.

Il Tenente si rialzò aiutato dagli altri due. Il lupo grugnava seduto più in là.

“Torno un’altra volta a dominarlo,” Disse sicuro Corea a Ragnonero “il più è fatto.”

(Armadgat- Racconto lungo o romanzo breve)