La lunga notte di Lutvak

Difficile da credere, ma è successo davvero, in una lavanderia, una notte, in città.

Lutvak entrò con un sacchettino di panni sporchi, le luci al neon appannate e la lunga fila di lavatore da una parte. Su una sedia accanto alla porta giaceva Cavandoli, una bottiglia di vodka appoggiata a terra, si sarebbe detto morto, giallo a quelle luci, la bocca storta e la testa ancor di più, le braccia abbandonate a terra. Lutvak attraversò tutta la lavanderia, senza degnare Cavandoli di uno sguardo. Sfilò i panni dalla borsa e li ficcò dentro un oblò, infilò il gettone e premette il pulsante del lavaggio. Avvolto nel cappotto nero, gli anfibi che spuntavano in basso si diresse al tavolino, dalla tasca estrasse due sigarette e le dispose con cura sul piano, poi vi lasciò cadere accanto una manciata di fiammiferi e sedette.

Tutto a un tratto Cavandoli sembrò affogare, inspirò aria come fosse stato in apnea da tempo e cacciò un grido “Eeeeee! Dimmelo tu!!!! Cos’è??? Che ti fa tornare indietro!!!!!!” Con il dito indicava il vuoto davanti. Lutvak non mosse un muscolo, le gambe incavallate, lo sguardo screziato fisso alla lavatrice che girava. Cavandoli allora si guardò attorno, afferrò la bottiglia e ne mandò giù un lungo sorso, pose di nuovo la bottiglia a terra, battè un paio di volte gli occhi come per mettere a fuoco qualcosa, poi sembrò svenire.

Lutvak accese una sigaretta, allungandosi a sfregare un fiammifero in un sottile solco tra le mattonelle. La porta della lavanderia si spalancò ancora, da fuori vomitò dentro l’ululato di mille sirene, sui vetri della porta, riflessi rosso bluastri che ballonzolavano nella notte esterna. Freva entrò sudato e ansante, mosse alcuni passi verso Lutvak, sbracciandosi e indicando fuori.

“Te non ne hai mica un’idea! No, te non ne hai mica un’idea di quello che sta succedendo la fuori! Ne hai un’idea?! No che non ce l’hai! Hai visto?! Si vede che non ce l’hai, un’idea! Dico io! Sto qui! Sto qui è un lavoro da guerra termonucleare. E si è scatenata proprio lì fuori?! Te non ne hai mica un’idea.” Poi si girò e fece per correre fuori di nuovo, solo allora sembrò notare Cavandoli.

E’ morto?” Chiese, poi uscì senza aspettare una risposta.

(L’incantatrice di vermi -Romanzo-)