19 Ott Lamalite
A ripensarci, non posso neanche dare la colpa a Dj Nibbio, che ha insistito tanto finchè non sono andato in radio, la prima volta, a leggere quelle vecchie poesie. E dai Calocchia, non la fare lunga. Mi aveva detto. Vieni giù, leggi tre quattro cose e morta lì. Era da dire, andare in radio da Nibbio, che le sue trasmissioni le segue mezzo mondo.
Avevo finito tardi in officina e poi ero corso giù, che la trasmissione di Dj Nibbio stava iniziando. Ho letto le poesie una via l’altra, in dialetto, con la tuta da lavoro tutta lercia ancora addosso. Delle poesie che avevo messe insieme in una specie di raccolta che avrei intitolato: Lamalite.
Che mi ricordo, ho letto: Orto/Ort; che l’avevo scritta per quello squinternato di Righetti che mi fregava la terra nell’orto, a carrettate. Poi avevo letto Asèe/Abbastanza; scritta per il povero Brabante che si è sfrantumato di bicchieri e si è tirato il collo. Dopo Vitta/Niente-Vita; dedicata a mio nipote Brino che è giovane e chissà cosa si crede di poter fare. A fatica ho srotolato tutta la Poesia dla Stria/Poesia della strega; scritta per quella maledetta infingarda dell’Inghilterra. Quest’ultima, ha insistito poi Nibbio che la leggessi, che io avevo dietro il foglio con la poesia scritta, ma quando l’ho guardato mi era salito un nervoso che volevo mangiarlo. Ma poi l’ho letta, e Nibbio è andato avanti con la trasmissione, e tanto che eravamo lì e lui metteva dei dischi abbiamo bevuto so quanti Amaretto di Saronno, che lui è patito di quel beverone lì.
(Lamalite -Racconto-)