Legione

Le foglie invadevano rigogliose le piante della vallata come una verde malattia tropicale, l’abbondante acqua che avevano adsorbito due mesi prima si sprigionava in un verde scuro che diventava accecante quando il sole accendeva i pigmenti di clorofilla. In due giorni il busto del Dottore che da anni e anni occupava lo stesso posto nell’aiola accanto al campanile, venne scalzato e cacciato in discarica.

Iniziarono i lavori per la posa della nuova, megalitica scultura. La votazione aveva consegnato la vittoria alla statua raffigurante l’Aquila.

Sul far della sera di un Venerdì un taxi affrontò il curvone della piazza e proseguì spedito verso Ligonchio di sopra, inchiodò davanti il bar Faro e all’ultima luce del sole scese Legione, allungò una banconota al taxista il quale sbloccò il portellone del baule. Legione estrasse dal vano una motosega, la lama protetta dall’astuccio in plastica. Si avvicinò zoppicando alla portiera dell’autista e cacciò un urlo come di un sorcio ferito.

“Ho studiato tutti i temi dello scibile umano!” gridò “Qualcuno pagherà per ciò che mi hanno fatto!”

Il taxi fece inversione e ripartì sgommando. Legione continuò a farneticare fissando l’asfalto tra i piedi.

Sulla porta del bar Faro era affisso un cartello scritto con uno spesso pennarello.

“Chiuso per ferie dal 20 di giugno al 30”.

Strano a vedersi perché in diciotto anni di attività, il titolare, lo Scimmiotto, non aveva mai chiuso. Una giornata intera per il suo matrimonio, mezza giornata per il battesimo della figlia.

Legione spinse la porta ed entrò. Poggiò la motosega a terra accanto al banco. Lo Scimmiotto si sporse per controllare l’arnese e sorrise da faina.

“Vai alle legne?”

“Mi serve per tagliare una donna.”

“Una donna?”

Legione mise le mani sul banco di taglio una accanto all’altra e le mosse avanti e indietro, come per tritare invisibili verdure “Tagliare” poi ristette pensoso e concluse “ancora non so se farla a fettine o a rondelle. Ci devo riflettere.”

Lo Scimmiotto scrollò la testa, la rassegna della follia era ormai di casa in paese, gorgogliava ad ogni angolo di strada e si materializzava quanto mai lucida negli atteggiamenti di coloro che da sempre non erano mai stati considerati tanto ‘in centro’.

“Mi hanno rubato il portafoglio in corriera.”

“E chi è stato?” rise lo Scimmiotto.

“Un Garfagnino”

“E come fai a sapere che è stato proprio un Garfagnino?”

“Lo so e basta”

“Hai sporto denuncia?”

“Non ce n’è bisogno. Si è tenuto i soldi e ha regalato l’abbonamento della corriera a sua madre. Perciò la farò a fettine.”

Legione fissò il vuoto nel bar, poi guardò lo Scimmiotto che teneva i palmi delle mani poggiati al banco.

“O la farò a rondelle?”

(Un problema di creature mannare a Ligonchio- Romanzo)