26 Feb Lettera sul concerto degli Antazzardar
Dj Nibbio ci aveva anche dato i laccetti con i cartellini da appenderci al collo. Ritrovo al bar il primo pomeriggio, tutti accatastati sul pulmino affittato con tanto di autista.
“Ah!!” Ha gridato Mr Pensilvenia a banco “Io prendo la macchina. Te vieni con me?”
“Ah” Gli ho detto io “Se non ti manca altro.” Che Pensilvenia diceva che era ancora in quella fase del non guzzare. E poi siamo montati su, lui alla guida con gli occhiali da sole e la solita giacchetta elegante, di fianco Undici, dietro io e Li senti i cani.
Il pulmino davanti, e noi a ruota. Neanche cinque chilometri, il pulmino davanti e noi fermi al primo bar sulla destra.
“Ho la situazione in pugno.” Ridacchiava Pensilvenia, e giù bicchieri.
Ma tempo ce n’era, hai voglia, suonavano alle nove, e con quei cartellini al collo saremmo passati davanti a tutti. Undici beveva e rideva, Li senti i cani smadonnava e raccontava in tutti i bar delle avventure che gli erano capitate alla caccia. Ci avevamo provato a rimandarlo a casa e dirgli di cambiarsi, che con quel completo mimetico e la cartucciera vuota legata sul pancione neanche lo avrebbero fatto entrare, ma lui niente, si stimava che sembrava indossasse una divisa.
Ecco che a forza di far delle tappe arriviamo quasi alla bassa. Pensilvenia guida zitto e butta occhiate allo specchietto, poi si fa ancora più serio e si sfila gli occhiali. “Vacca troia.” Dice solo.
Io e Li senti i cani ci giriamo e dal lunotto guardiamo la macchina che ci sta a culo, poi la macchina ci sorpassa e rientra e comincia a frenare per farci rallentare. E dietro sbuca un’altra macchina che ci si mette a culo più della prima.
“Volta giù da na carraia!” Grida Li senti i cani.
Pensilvenia non dice una parola, continua a fissare davanti, poi nello specchietto, poi ancora davanti e frena. Poi guarda il sedile accanto, Undici che si gratta in testa, io incrocio lo sguardo stranito di Pensilvenia, perché accanto non c’è il Fante, che è andato con quelli là, e lui, il Fante, in una situazione come questa, neanche da dire.
“Chi sono sti qui!?” Grida a un tratto Undici.
“Volta!” Urla Li senti i cani da dietro. “Giò ded là! Volta!” E indica uno stradello da una parte della statale.
E Pensilvenia frena ancora e sterza tutto e infila la stradina inghiaiata, e nella sterzata sembra quasi che ci cappottiamo e io insacco la testa nelle spalle certo che la macchina dietro che ci stava a fiato ci avrebbe tamponati, poi sento la ghiaia scricchiolare sotto le gomme e la macchina di Pensilvenia che prende velocità.
“Frena!!” Comanda Li senti i cani. Mi volto e la macchina che ci seguiva è già a spolverare giù per la carraia.
“Frena sto ronzone!” Grida ancora Li senti i cani.
E ci fermiamo.
“Chi sono quelli lì!?” Muggisce Undici.
Pensilvenia tace, poi apre la portiera e scende. Scendiamo anche noi e vedo tutte e due le macchine che ci davano la caccia che vengono verso di noi in un turbine di polvere.
“Vacca troia.” Dice Pensilvenia scrollando la testa.
Andiamo dietro la macchina, in riga, Undici continua a chiedere chi sono quelli dentro quelle macchine, ma nessuno gli risponde. Li senti i cani sta a braccia conserte tutto tronfio, a petto in fuori.
Le macchine si fermano, le portiere si spalancano, sono piene da sversare, continuano a scendere dei ceffi, e poi in mezzo alla decina di uomini salta fuori una donna, che si fa avanti nella sabbia che si deposita e indica verso di noi. Anzi, indica Pensilvenia.
Uno di quelli gli si fa accanto “E’ lui?” Chiede.
Lei accenna un sì, poi gli sussurra qualcosa nell’orecchio.
Quelo rialza la testa e dice “Tu!” Indica anche lui Pensilvenia “Adesso ti spacchiamo le gambe! Così impari a dare fastidio alle nostre donne.” E sta lì con il dito puntato, poi riprende minaccioso “Voi! Salite in macchina e sparite.” E ci indica tutti. “Sparite o spacchiamo le gambe anche a voi!” Ci spiega.
Ma noi stiamo lì immobili, anche se ci caghiamo sotto, Pensilvenia non lo molliamo di sicuro. Anche se è un idiota, che di sicuro avrà guzzato quella donna lì, che è anche buona arabita, e di sicuro sarà la moglie di quello lì che ci minaccia. Ma stiamo lì.
(L’incantatrice di vermi- Romanzo)