24 Dic Mutanti
Ai bordi di acide paludi salate, schiaffeggiate da marosi giallastri e puzzolenti, su sabbie iper riscaldate da Soli infuocati, infilzate da micidiali raggi ultravioletti, liberi di attraversare il morente strato di Ozono.
Cumuli di scorie radioattive giacciono come dune non modellabili da venti che diffondono germi e putrefazione. In quei lembi di territorio malato, placche di un pianeta al tramonto, il Sole diafano irradia la spiaggia ustionando gli ultimi rimasugli delle antiche genie. Un orizzonte violaceo fa da sfondo al piatto ed oleoso mare. Terre sopraffatte da cataclismi termonucleari. Ovunque l’occhio spazi, non un rilievo erbaceo od arboreo interrompe l’orizzonte segnato dai cumuli di detriti radioattivi seminati dalle maree.
Nei pressi dell’Oceano, prossimo all’estinzione, lingue di sabbia semi cristallizzata risalgono l’interno come piste vetrificate. Dai cumuli di rifiuti radioattivi, carcasse di missili inesplosi, frammenti di apparecchi volanti abbattuti, i topi sciamano sul bagnasciuga. Tra molluschi e pesci gettati a riva, i roditori rimediano il loro sostentamento.
Nell’Inferno mattutino il fiacco Sole mattutino si solleva arrancando sull’orizzonte, per raggiungere lo zenit e allungare i raggi sulle deboli creature che si aggirano in superficie.
Alla spiaggia di Venice, famiglie di bagnanti si radunano per trascorrere qualche ora in riva allo sfinito Oceano. Cauti e guardinghi esaminano l’orizzonte rossastro e vigilano. Orde di esseri i cui corredi genetici sono stati irradiati dalle micidiali lunghezze d’onda diffuse dalle esplosioni, le pelli bruciate in chiazze nerastre. Uomini, donne, bambini, dalle fattezze grottesche, dimensioni sproporzionate, lunghi arti, arti impari, dita aggrovigliate, occhi enormi e bianchi, crani abbozzoniti come zucche. Toraci infossati oltre angoli naturali, ossa pelviche accartocciate su gambe scarne ed avvizzite. Abbozzi di arti inefficienti, bocche enormi e sbavanti o sottili e quasi inesistenti, squame, deformi colonne vertebrali che sporgono come mozze code. Figli dei conflitti che hanno martoriato e rivoltato il pianeta, derelitti malfermi che sopportano una vita su terre malsane.
(Fotografie dal futuro -racconto-)