Vetroghiaccio

“……bisogna che andiamo a farci segnare. Mi aveva detto così all’improvviso quel giorno, dopo pranzo, neanche preso il caffè. E io ero stato zitto perché la Feroce, per come la conoscevo io, non era di chiesa, ma neanche a credere alle strolghe, fatture e zavaiate del genere.

Di là, aveva aggiunto stenca, ammiccando con la testa, tanto che apriva il rubinetto dell’acqua calda. E io, Maresciallo, in quello sguardo e quel modo ruvido di dire la cosa, io non mi ero sentito di risponderle niente. Perché lei lo aveva detto così imperiosa, che se mi fossi opposto, o avessi provato a farle cambiare idea, lei, di là, di là dal Passo, da quella strolga che è una vita che fa ste funzioni, ci sarebbe andata a piedi.

E così ero stato zitto schifa ladra. Mi ero alzato ed ero scivolato fuori casa, senza fare il minimo rumore, come ci fossero state delle mine sotto le mattonelle. E il caffè, me lo ricordo come fosse adesso, quel giorno lo avevo bevuto al bar dalla Falca. Che se ne era dato meraviglia anche lui. E dopo, dopo il caffè, avevo ingolato anche so quanti cognac, sempre in silenzio, poi ero andato a chiudermi in officina……”

(Vetroghiaccio -racconto-)