Antenne

E così, mi è venuto da pensare che in questo mondo ci vorrebbero le antenne, come hanno gli insetti, sottili o grossi filamenti, cresciuti in cima alla testa. Antenne, che se inserite in effimeri squarci del tessuto universale permettono di vedere oltre, anche dentro altri esseri umani, vedere dentro animali persino, nei meccanismi naturali anche. Qualcosa del genere insomma, perché occhi e orecchie e un chilo di cervello son proprio pochi. Perché se le antenne negli insetti servono per relazionarsi con l’ambiente, connettersi con il meccanismo naturale, se il pianeta stesso ha le sue antenne, alberi puntati dritti verso il su, noi invece, ne siamo sprovvisti. E la fregatura forse è tutta qua.

Allora sono corso fuori, giù dalle scale e sono entrato in casa di Gatlone, deciso a spiegargli tutto. Gatlone era lì’ in piedi ai fornelli che girava il brodo con un mestolo.

“Te non lo sai mica!” Gli ho detto “Non lo sai tutte ste piante attorno che sono le antenne del pianeta, gli insetti e i buchi giusti, lì, quel lavoro dei vasetti degli yogurt i feromoni, la solitudine, l’Universo che respira te non lo sai. Il sequestro dell’anidride carbonica, le onde gravitazionali, che sono un lavoro da mal di testa, non, lo, sai! Non lo sai che delle volte si fanno delle cose che si è convinti di farle giuste poi invece si è fatto solo il contrario di quello che andava fatto. E lo sai perchè? Perché ci vorrebbero le antenne!” Così gli ho detto e lui mi ha guardato serio, poi mi ha tirato dietro il mestolo del brodo. Che se non ero lesto a cavarmi mi scocciava anche la testa.

 

(Antenne -Lettura-)