Solstizio Marziano 3

Quelli lì, quelli lì sono mostri così spietati, che porterebbero via anche la vista alle galline.

Orrendi perforatori del sottosuolo, verminiferi abitanti sottopavimentali. Sanguinari gracidii.

Acqua che gocciola come sangue scavato.

Un rivolo di Sole si allungava in cucina, così esile che si sarebbe detto non avrebbe scavallato neanche le fughe tra le mattonelle.

È come fossi fatto di Regolite. Come se muovendomi perdessi polvere fine e incoerente dietro, attratta, strappata da questa gravità mortale. Di un pianeta assassino. È come disfarsi, di atomi poi molecole, via via su, nella scala delle misure, fino a arrivare ai pensieri, poi il vuoto, seducente ma orrorifico vuoto.

La questione è: che farmene del mio mendace carapace. Di te che mi palpi con palpi aracnidi, fini e sinuosi, molli e flessuosi, prima di trafiggermi e sconfiggermi con cheliceri venefici, zanne puntute, di sciabola, ricurve. Formulo e riformulo una forma tossica. Anacolimorfo, in morfici dimorfismi, fismi, sofismi, fasmidi, di oppiacea condanna, venosa, accattivante, stitica. Un gorgo, di puro liquame, percolato chiamato esistenza. Mascherato da essere autocosciente, autoingannante in realtà. Fiacco e glabro. Vile, svilito.

Hanno una struttura sociale organizzatissima. Alcuni individui particolarmente dotati, sentono l’odore della preda a grande distanza e quindi richiamano i loro consimili per organizzare delle orge di gruppo. Si avventano sull’individuo e cominciano, dopo avere depositato delle uova, a colonizzarlo. Se ne cibano fino alla distruzione. E non sono interessati ad altri individui se non quando quell’essere è stato completamente distrutto. E il ciclo ricomincia.

 

Solstizio Marziano (Lettura)