Alberi

E monti, c’è anche pieno di monti, come creste di antichi rettili, e stesi sopra ai monti, ancora boschi, che dondolano di brezza, crocchiano di tramontana, si inchinano alla burrasca. Delle foreste che rendono tutto verde, poi giallo arancio, poi spoglio e scheletrico. Faggete, Castagneti, a perdita d’occhio, con degli spazi ricavati in mezzo, slarghi che ospitano popolazioni di crinale. Foreste che ascoltano, sollevano le foglie, chiacchierano, schioccano i rami, dicono la loro, in vallate dove le vicende degli uomini si intrecciano da sempre con quelle degli alberi. Perchè gli alberi vivono aggrappati al terreno, mossi dal vento, bruciati dal sole, alberi che dall’alto delle chiome osservano in giù con occhi antichi e invisibili.

Perchè gli alberi respirano, mi è venuto da pensare, alla finestra. Che un albero trascorre l’esistenza fisso in un posto, un posto che non ha scelto lui. Gli alberi vicini crescono e allungano i rami fino a sfiorarsi, sfregarsi. Che un albero non si dà meraviglia per la sua condizione. Che la punta più fine e profonda della radice si chiama cuffia. Che un albero lacrima se ferito, stride mentre precipita al suolo. Che su un albero vivono animali, uccelli, insetti, altre piante e attorno uomini.

(Antenne- Letture-)