Cani rabbiosi

Ne ammazzammo quattro. Quattro soldati tedeschi che avevamo catturato per scambiarli… non ricordo con che cosa, o con chi.

Li mettemmo in fila, in un bosco nella zona del Piano. Li facemmo spogliare, piegare le divise dopo aver svuotato le tasche. Il Cane ammucchiò gli indumenti e mise da parte gli effetti personali.

Uno di loro tremava, le lacrime gli scendevano sulle guance sporche e teneva le mani premute sulla pancia nuda. Gli altri ci osservavano fieri, quasi altezzosi.

Comandai il plotone. I quattro uomini armati di fucili, io con la pistola lungo il fianco. Gridai ‘Fuoco!’. Sparai quattro colpi al tedesco tremante. Cadde in ginocchio, sbattè il viso tra le foglie. Aveva ancora le mani premute sulla pancia.

Fu un’esecuzione senza un motivo preciso. Quattro militari nudi crivellati da proiettili.

Gino sparò un colpo alla nuca di ogni prigioniero. Sparimmo tra le montagne per spartirci i resti materiali dei morti.

“Che facciamo domani?” Chiese Gino mentre toglieva la caffettiera dal fuoco che avevamo improvvisato nel bosco.

“Ci manterremo lontani dai paesi per un po’” Risposi.

“Li avremo tutti addosso” Il Cane se ne stava sdraiato, con i calzettoni di lana che spuntavano dalla coperta in direzione del falò. “I tedeschi, i fascisti, i partigiani. Faranno di tutto per appenderci per i piedi in piazza.”

Ci eravamo messi insieme da poco e già avevamo commesso un efferato delitto, forse fu quel gesto insano, una fucilazione sommaria a instradarci verso l’autodistruzione?

“Punteremo verso la Garfagnana” Conclusi, e mi coricai.

(Pattuglia cani rabbiosi -Racconto-)