Dirupamento

Sono loro. Immobili al centro di quella che sembra una piazza, le mani abbandonate sui fianchi, aspettano. Non cambiano strada né si allontanano mentre mi avvicino. Aspettano.
“Buongiorno, sono il delegato sindaco.” Solleva una mano il tizio magro. “Questo è l’assessore Lampo” indica il tizio basso e panciuto che gli sta accanto. Vorrebbero scappare, chiudersi in casa, non essere qui. Li osservo, mio padre insisteva sempre, lasciali fare, mi rimbomba in testa la voce, pensa al tuo dovere.
“Buongiorno.” Dico loro, l’assessore grasso non fa che puntare gli occhi sulla fondina e l’arma che porto alla coscia. Un progetto di mio padre, mi difende, è un deterrente più che altro, diceva lui, così mi istruì anche sugli schemi del revolver perché potessi tenerlo in manutenzione. Pensa al tuo dovere, ancora la voce, lasciali fare, non capiscono, né potrebbero capirlo mai.
Il sole stordito si sposta appena in cielo, i raggi come fossero filtrati da plastica.
Il delegato sindaco indica l’edificio scrostato alle nostre spalle.

(Gli alieni non hanno le antenne – Antologia di racconti -)