06 Feb Dj Nibbio 1
Dj Nibbio suonava tutte le sere d’estate in una disco appena fuori dai confini comunali, Dj Nibbio in Sapoteca era sempre in stribbio, soprattutto venerdì e sabato sera. La domenica, si stribiava di Amaretto di Saronno al bar in paese. Una volta Dj Nibbio era lì a mettere su dei dischi, in Sapoteca, in pista era scoppiata una rissa. Ponf! Gli era arrivata una bicchierata dritta in un occhio, un bicchiere spesso un dito, con ancora dentro ghiaccio e limone e, dicono, anche una cannuccia. Sulle prime avevano incolpato uno della Val d’Asta, ma tempo dopo, che Dj Nibbio aveva ancora l’occhio nero e gonfio, si diceva che era stato uno di Villa, fan arabito degli Ustamamò, che si era arrampicato in consolle a chiedere un disco del gruppo del suo paese, e Dj Nibbio già stribiato di cocktail gli aveva gridato che gli Ustmamò in discoteca fanno cagare, e che erano meglio gli Antazzardar.
Gli Antazzardar erano un gruppo elettrofolk nato dai rimasugli di una piccola band locale i S.I.N. (Sempre In Nebbia). Il Primo disco degli Antazzardar dal titolo ‘Never smett’ sembrava non dovesse avere alcuna utilità a livello musicale, ma un giorno Cendra, chitarrista degli Antazzardar, si era presentato da Dj Nibbio con il demo. Dj Nibbio, dopo una mezza dozzina di amaretti di Saronno lo aveva ascoltato, poi si era messo nottetempo a lavorarci su‘tirando i suoni, togliendo stronzate’. Così aveva detto dopo. Nei fine settimana seguenti si era messo, a programmare qualche singolo durante le serate in Sapoteca. Un delirio, neanche sei mesi e gli Antazzardar prodotti da Dj Nibbio avevano sfornato un nuovo disco “Tetnadarè”, un’ecatombe di successo in tutto il crinale. E Dj Nibbio era divenuto produttore, arrangiatore, tecnico, promotore e fan ai limiti della paranoia. Non c’era più angolo della montagna nel quale gli Antazzardar non fossero conosciuti, li ascoltavano i pastori sulle vette negli i-pod, li programmavano ogni ora le radio locali, li mixavano addirittura alcuni dj nella bassa, li ballavano foresti e locali nelle sfrenate feste estive, dicono li ascoltassero anche quelli di Liuzzi Belafuente, tanto che regolavano dei conti, tagliavano orecchie e canticchiavano gli Antazzardar.
Ogni tanto arrivava qualcuno che voleva gli Antazzardar in concerto nel proprio locale o a qualche festa. Dj Nibbio ascoltava tutto compito le proposte, poi ingolava un amaretto di Saronno e gli diceva di no. E quando l’ipotetico produttore si lamentava chiedendo spiegazioni Dj Nibbio non diceva niente, beveva un altro amaretto di Saronno e se ne andava.
Le pecore si contano a Maggio -Romanzo-