Fango

Molliccio, limaccioso, freddo fango. Sprofondo sino alle ginocchia, la massa bagnata si insinua nei calzari. I passi si fanno più pesanti. Piove. Un groviglio di vegetazione intricata mi si para innanzi.

Solo, errante, privo di una cavalcatura. Uno stretto sentiero che fatico a seguire nell’intrico, vago per terre sconosciute. Come sempre.

In cerca di cosa?

Il sentiero scavalca una cima e scivola viscido lungo il fianco della montagna. La nebbia e l’umidità circostante mi impediscono di intravedere il minimo bagliore segnale di un abitato.

Perso e solo in un mare grigiastro e melmoso. A tratti i piedi mancano aderenza sul viottolo, finisco con il fondo a terra. L’ampio mantello che innumerevoli volgimenti mi ha parato dalle avverse condizioni, si appesantisce impastandosi di fango ad ogni ruzzolone. Un’altra notte all’addiaccio mi vedo costretto a vivere, in questa cupa atmosfera il Sole anche lui perso tra montagne sconosciute e orridi mortali.

(La fossa del malcontagio – Antologia di racconti)

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