26 Apr Gambazzi 4
La Catì era la moglie di Gambazzi, intanto che stendeva gli si era strappato un filo da stendere, lei lo aveva rilegato in tutta fretta e a una qualche maniera al palo, perché se lo avesse detto a suo marito, Gambazzi, temeva che lui, con quel filo ci avrebbe smanovrato tanto che avrebbe finito con l’impiccarsi. Che Gambazzi era ancora tutto strinacchiato dalla sventola presa dal frullatore. La Catì, moglie di Gambazzi, era più tranquilla da quando lui aveva venduto tutto l’armamentario e si era messo a fare le parole crociate. Quel pomeriggio Gambazzi era tranquillo sprofondato nella poltrona in sala, lesse una definizione: quindici verticale -intrico di spine- Gambazzi studiò lo schema scorrendo le caselle, la seconda era occupata da una ‘o’ e la sesta ancora una ‘o’. Bòcaro! Esultò tra se, e scrisse, ma quando andò a compilare gli incastri ortogonali si accorse che quella parola gli aveva scombinato tutto. La Catì era in cucina che asciugava dei piatti quando sentì il marito madonnare e poi ululare dal male. Corse di là con un pugno di cotone idrofilo, Gambazzi si era di nuovo piantato una matita nella coscia, la Catì tamponò un po’ il buco con il cotone, poi svuotò il posacenere e tornò di là a fare le faccende.
Gambazzi si era poi rotto le balle di fare le parole crociate. Allora un pomeriggio, sua moglie la Catì, vedendolo sdubbiato, gli aveva chiesto di vangare che ormai era la stagione. Gambazzi era partito a testa bassa, ma quando era uscito la terra umida dell’orto era ricoperta da grossi, bavosi lumaconi rossi. Gambazzi furibondo era saltato in macchina diretto da Cimsa, perché lui di quelle bestiacce ne capiva e gli avrebbe spiegato come disfarsene. Tanto che andava da Cimsa, che abitava in mezzo al paese, Gambazzi in una strettoia aveva sfregato una fiancata della macchina. Giunto sotto casa di Cimsa era corso a bussare all’uscio.
Le pecore si contano a Maggio -Romanzo-