10 Mag Gambazzi 5
Cimsa aveva aperto, indossava un camice bianco che sembrava un dottore, o un veterinario. Gambazzi gli aveva spiegato dell’invasione e Cimsa lo aveva fatto entrare, poi aveva girato a sinistra aperto una porta e si era incamminato giù per una scala.
“Non toccare niente” Aveva sentenziato una volta nell’ampia stanza, sui tavoli c’erano un sacco di teche, in vetro e di rete, fini creature zampettavano all’interno. Gambazzi si perse ammirando confuso decine di microcosmi. “Lì ci sono i Rincoti,” Disse Cimsa indicando una vasca “Accanto Fasmidi e Psocopteri. Ma quello che cerchi tu,” Cimsa si spostò in un tavolo in fondo alla stanza, quattro teche di fine rete appoggiate sopra “e’ qui.”
Gambazzi si fece avanti, le rete con fori millesimali era incrostata di un velo colloso, guardò meglio e li vide, i terribili lumaconi rossi.
“Gasteropodi” Sentenziò Cimsa enfatico “Polmonati terrestri privi di conchiglia. Volgarmente dette Limacce.”
“Lumaconi.” Si assicurò Gambazzi.
“Lumaconi,” Assentì Cimsa “apparentemente comuni lumaconi, sul capo quattro tentacoli, i due più lunghi hanno in cima gli occhi, gli altri due posti in basso hanno funzione olfattiva, gustativa e soprattutto tattile. Ma questa varietà, che potremmo battezzare Limax Maximus arancio, inspiegabilmente, tende a radunarsi in colonie immense, sempre in migrazione, dirette a un non so dove, come seguissero un richiamo.”
“Ci sono fitti nel mio orto.” Gambazzi parlò piano mentre scrutava una grossa limaccia che con le antenne sondava il bordo della teca.
“Esistono deterrenti chimici,” Spiegò Cimsa “ma per una proliferazione di questo tipo non hanno nessun effetto.”
Gambazzi sollevò lo sguardo e scutò Cimsa speranzoso.
“Passerà. A meno che io non riesca a capire dove sono diretti, cosa li attira. Forse la pressione atmosferica li condiziona a spostamenti continui. Secondo me, se ti dai tempo tre, quattro giorni spariranno, migrati da un’altra parte.”
Gambazzi ringraziò Cimsa, riprese la macchina e tornò verso casa, alla strettoia controllò bene di passarci, ma allargò un po’ troppo e sfregò la fiancata dal lato del passeggero. Una volta a casa, furibondo per la macchina tutta ringricciata, rimase appoggiato alla ringhiera dell’orto, l’orda rossa sembrava davvero muoversi, strisciare verso il prato accanto. Gambazzi guardò i lumaconi un pezzo, poi si fiaccò, dalla teggia prese la vanga e si mise a vangare seppellendo manciate di lumaconi sotto trapezoidali zolle, tagliandone a frotte a ogni vangata. A mezzogiorno aveva già finito, l’orto perfettamente sistemato, i lumaconi interrati sotto venti centimetri di terra sminuzzata dal lavorio, ma nella furia aveva fatto una sudata che dopo era stato venti giorni a letto con una bronchite da strozzarsi.
Le pecore si contano a Maggio -Romanzo-