Il pastore

“L’ho detto anche io appena me l’han contata al bar della Falca” Il Pastore ingolò un po’ di cognac, Calocchia lo guardava come uno scemanato allora lui spiegò “Lo san tutti che Rabbia da ragazzo dormiva per lo più insieme alle pecore. Una notte a Primavera gli si erano azzeccate addosso una ventina di zecche. Di quelle che portano i caprioli, poi si buttan giù, girotlano nel paledro e saltan sulle pecore, poi se trovan na persona comoda gli si infilano in una piega della pelle e succhiano a randello. Hanno un bavaraccio da scatenare un’epidemia, con tanti virus dentro che non sono ancora riusciti a contarli. Venti zecche, tutte addosso, in una notte.” Il Pastore accese un’altra sigaretta “Rabbia si è preso la rabbia delle zecche. Che c’è poco da balare in quei casi lì, e poi i suoi non avevano neanche i due da curarlo come si deve. Son stati lì, prima ad aspettare se andava o stava, poi, quando si è riavuto, stavan lì aspettare se la matìa era da rinsrarlo o meno. Matto strappato c’è rimasto. Però ha fatto anche quattro figli. Due si son fatti bene, sembra, due son schiodati, i fratelli Rabbia.” Così detto il Pastore finì il cognac e studiò il bicchiere per un po’ “Ma per la storia della bestia gigante che si è ingolata ami e canne, vi dico che non è una matàta dei due fratelli. In quel marcitoio c’è qualcosa di grosso e affamato che nuota, se ci andate la sera non si sentono neanche più le bodare cantare, che na volta facevano un rambazzo che non ci si stava.”

(Gli alieni non hanno le antenne- Antologia)

 

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