Il Tenente Corea

C’era una donnina sdraiata in mezzo alla via. Il Sole veniva su fiacco da dietro i monti, era Novembre, alla fine del mese, ma una stagione balzana che sembrava fosse Estate. Le foglie ancora verdi nei boschi, nel mezzogiorno un caldo da cavarsi nudi. E quella donnina lì streminata, si sarebbe detta morta, morta stinca. Tutta storta, le ginocchia al contrario, come l’avessero piegata a viva forza.

“Secondo me è andata.” Disse Gatlone che si era fermato a studiarla tanto che passava.

Una donnina con la faccia smagrina, indossava una veste corta e una canottiera sdrucita. Un paio di scarpe fruste e piatte, da due lire al massimo.

“Sembra una pitocca trascinata avanti e indietro” Disse Gatlone, lì lì per tirare di lungo. Allungò il bastone tanto da toccarle una spalla svestita “Niente da fare,” Scrollò la testa “andata.”

Dalla volta poco sopra sbucò una motocicletta, un polverone dietro da soffocare, la moto inchiodò lì vicino, accanto il muro dei lavatoi.

Il Tenente Corea saltò in terra “Cosa ci fa sta qui sdraiata lì?”

“E chi lo sa?” Rispose Gatlone “A me mi sembra andata.”

“Hai sentito se tira il fiato?” Domandò Corea tanto che si sfilava il caschetto in pelle e sollevava gli occhialoni sulla fronte.

“Non sono mica un dottore.” Mugugnò Gatlone.

“Non ci vuole mica uno studio!” Gridò Corea, e poggiò due dita nel gozzo di quella poveretta “Andata” Sentenziò dopo poco.

“Cosa ti avevo detto?” Rise Gatlone e allungò il bastone a una coscia della donna.

“Bisogna chiamare qualcuno.” Comandò il Tenente Corea.

“Sarà gioco.” Gatlone sedette sbuffando sul muretto in sasso del lavatoio “Ma il dottore non c’è. E’ andato di là dal Passo ad accompagnare un bambino che ha la difterite. Tornerà tra qualche giorno.”

“Allora,” Pensò un attimo Corea “io vado con la moto al bar in piazza, che c’è il posto telefonico pubblico. Tu resta qua a farle la bada.”

“E dove vuoi che vada? Non la vedi?” Rise Gatlone seduto all’ombra.

“Potrebbe passare qualcuno. Potrebbe tornare quello che l’ha conciata così.”

“Dai pure, vai pur là. Dai che il Sole è già che alto,” Gatlone si parò gli occhi con una manona di traverso sulla fronte “sbrigati che senò va da male.”

Gatlone guardò in su, per aria era tutto un celeste da rimanere accecati, l’acqua nei lavatoi mugnava quieta, e quella donna lì, stenca, schiena a terra.

(Il Tenente Corea -Romanzo breve-)