La strada

Ho scavallato una notte di vento furibondo.

Sul Passo le raffiche si abbattevano radenti. Mio padre insisteva, insisteva sempre perché indossassi il cappuccio, ben legato sotto il collo, in caso di pioggia, vento forte o anche solo di nebbia fradicia. Le orecchie sono un’apertura verso l’esterno. Diceva, mio padre. Gli ultimi giorni si ostinava a ficcarmi in testa tutte quelle cose, nozioni, dati, disegni, carte geografiche, citazioni. Leggeva libri la sera, a voce alta, quasi gridando, e io lì in un angolo a ascoltare, ascoltare poesie, drammi, avventure, leggeva sempre la sera mio padre. Lo ascoltavo. Ci vedeva lontano lui, sapeva sarebbe successo.

Lungo la strada il vecchio nastro asfaltato è gibboso e crepato come se serpenti enormi ci avessero strisciato sotto. Da ogni spaccatura la vegetazione spunta ostinata. Ci sono carcasse animali, gli Anuri predano la notte, sventrano sbranano le interiora. La notte è buia, come una notte, come un’apocalisse sempre in procinto di arrivare, buia e fredda.

Cammino, nella notte, alla fine di tutto.

(Gli alieni non hanno le antenne- Antologia)