Lettera a Mr Pensilvenia

C’è poi da dire, che non è che si può darti tutte le colpe per quel che ti succede. Quando eri passato a trovarmi e mi hai detto che era una settimana quasi che non guzzavi, e che avevi intenzione di andare avanti così, che alla notte spegnevi anche il telefono per evitare le chiamate di quelle ‘smaniose’ e che uscivi poco, insomma tutte quelle strategie lì per evitare di guzzare, io ti avevo anche stimato. E mi son detto, vè che Pensilvenia si è poi rotto i coglioni di far quella vita lì, tutto un guzzare e guzzare. Ma quando ieri sera ho aperto la porta e c’eri te con quello sguardo lì, che sembrava ti dovessero cascare gli occhi in fondo ai piedi, mi son detto, vè che Pensilvenia non ce l’ha mica cavata a resistere e non guzzare.

Poi mi hai raccontato quella storia. Che io son stato lì ad ascoltare tanto che facevo il caffè. Che te ce la stavi mettendo tutta, e che un mattino eri seduto davanti al bar di Brasco, ed è arrivata quella ragazza con il cane, che ha appoggiato lo zaino da andare a camminare di fianco a un tavolino, e ci ha messo anche uno zaino più piccolo, poi ha legato il cane a una gamba del tavolo ed è entrata nel bar. E te che da dietro gli occhiali da sole facevi di tutto per non guardarla, per non sfiorare con lo sguardo le gambe e le chiappe strizzate dentro quei pantaloni aderenti, per scovare le forme delle tette sotto la giacchetta scricchiolante chiusa fin sotto il collo con la cerniera. Insomma, te ti impegnavi davvero, nel tuo proposito del non guzzare.

Poi quella lì è uscita, ha brancato lo zaino, il guinzaglio e il cane dietro e si è incamminata a piedi verso in giù. E te ti sei rilassato, perché era andata via, e ti sei anche sentito meglio, ma meglio davvero, segno  che il non guzzare, anche se era un’agonia, ti faceva bene. Poi ti sei alzato per andare a casa e hai notato lo zaino più piccolo, abbandonato accanto il tavolino. E hai guardato in giù, e se avessi preso la macchina avresti potuto raggiungere la ragazza e restituirle lo zaino. Invece sei stato calmo, hai respirato, raccolto lo zaino e portato nel bar. “L’ha dimenticato qua davanti la ragazza che è appena uscita.” Hai detto a Brasco. Poi te e sei andato a casa. Mi hai spiegato mentre bevevamo il caffè.

E tutto andava via liscio. Che il guzzare non ti dominava mica più. Ormai avevi la situazione in pugno, hai anche spento il telefono che era ancora giorno, e ti sei sdraiato sul divano a guardare una partita di calcio e poi ti sei anche addormentato. Che i primi giorni che avevi deciso di non guzzare non c’era verso di chiudere un occhio e poi ti prendevano anche dei dolori agli inguini e alle cosce anche. E così eri lì tranquillo e addormentato ed è suonato il campanello. E te hai aperto. E lì davanti c’era quella ragazza. E te non hai detto una parola. Che era stato Brasco a dirle che lo zaino lo avevi ritrovato tu, quando lei si era ripresentata a cercarlo. E Brasco le aveva anche detto dove abitavi. Che Brasco poi si credeva di farti un piacere, che quella faccenda lì del non guzzare mica l’avevi detta a mari e monti. E te l’hai fatta entrare e l’hai fatta accomodare e ti sei messo a parlare e poi siete finiti in camera. E l’hai guzzata. E hai mandato in vacca tutto. E sei venuto a casa mia a raccontarmelo e gnolare, e dire che ti senti maledetto, che ti hanno fatto il malocchio, una fattura o quel del genere.

Io poi ci ho pensato, e ti ho spiegato che secondo me, non è neanche tutta colpa tua, insomma è stato un caso, puoi andare avanti a non guzzare anche se è successa questa cosa, mica tutte le volte che uscirai di casa una dimenticherà qualcosa al bar e dopo Brasco la manderà a casa tua per ringraziarti, voglio dire, mal che vada lo dici anche ai baristi che non guzzi più, o cambi casa. Io, se fossi in te, terrei botta, ci riproverei, è stato un piccolo incidente di percorso. Così poi sei uscito da casa mia e mi sembravi anche quasi convinto. E sei andato giù per le scale e quando sei stato nella piazzetta e hai alzato la testa per salutarmi, però, non mi sembravi mica più tanto convinto. Speriamo bene.

(L’incantatrice di vermi- Romanzo)