Anuri

Rimasi impietrito fino a che gli occhi non virarono in direzione della luce, mossi un paio di passi rinculando, qualcosa di simile ad un braccio umano spolpato mi passò accanto. Gli occhi fendettero l’acqua avanzando nella mia direzione. Mi arrampicai nel buio, strisciai risalendo la corrente, annaspai, scivolai mille volte nella fanghiglia, mi scarnificai ginocchia e gomiti sulle pareti. Raggiunsi la deviazione ed imboccai una galleria, quella da dove sarebbe dovuto giungere Von Dingher. Sentivo quegli esseri sciaguattare dietro. Correvo nel buio più completo. Riuscii ad estrarre la pistola, mi erano addosso. Il puzzo di marcio aveva invaso la galleria, gracidii, versi immondi. Caddi e la testa finì sott’acqua… le mani palmate… mi erano addosso, afferrai il muretto sul lato della galleria. L’acqua si muoveva a ondate, loro erano là, avanzavano cauti. Sparai… tutto il caricatore, ne inserii un secondo e sparai ancora. Ripresi a correre, i polmoni in fiamme, un peso improvviso mi fece precipitare in acqua Oddio!! Perché e me!? Qualcosa di… pesante, la pelle abbozzonita mi avvolgeva in un abbraccio costringendomi sul fondo, riuscii ad emergere e quella cosa mi stava attaccata. La pistola sparò e solo Dio sa perché funzionasse dopo essere stata immersa, la cosa rimase a galla, potevo sentire la sua massa davanti a me, ma non vedevo niente.

Poi ci fu la Luna, allora capii che il soffitto che avevo sopra era il cielo. C’era una grande vasca a cielo aperto, mi attaccai ad un ferro che sporgeva ed uscii, ripresi a fuggire. Loro mi seguivano! Capite!? Quegli esseri mi seguivano ancora!!

Il prigioniero sedette sul letto e con le mani fasciate tentò di liberarsi dai bendaggi, fummo costretti a legarlo e praticargli nuova morfina.

(Un problema di creature mannare –Romanzo-)

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