21 Nov Ginasio
Era poi iniziato tutto perché la Flora dei Verduga, che era superstiziosa da imbragarsi, una sera tornava a casa nella scurita con un cestino colmo di bottiglie di latte. Poco prima di casa sua, appoggiato in piedi a un ciliegio c’era Ginasio. A testa in su e occhi chiusi. La Flora dei Verduga a vedere quell’uomo aderente alla pianta a naso in su nel chiaro scuro della sera, aveva dato un tremone che mai, tanto che le bottiglie nel cesto avevano rischiato di frantumarsi.
Ginasio aveva spalancato gli occhi scrollando la testa.
“Oh! Ginasio!” Aveva esclamato la Flora con una mano alla bocca per la paura “Ma cosa fai lì addosso a quel ciliegio?!”
“Dormivo.” Disse serio Ginasio “E sognavo delle cose che devono succedere.”
“E cosa sognavi?” Chiese la Flora terrorizzata.
“Che una donna arrivava con un cesto di bottiglie e mi svegliava.”
La Flora era corsa fino a casa avvolta nello scialle, e nei giorni successivi aveva girato il paese in lungo e in largo spergiurando che Ginasio era uno strolgo, che sognava le cose che dovevano succedere. Ma nessuno le aveva dato retta, perché si sapeva, che la Flora credeva a delle cose che neanche gli scemi ci credevano.
(Viene sera a casa di tutti -Romanzo prossimo-)