10 Dic Romma e Burasca
“Oh, Burasca. Allora?”
“Allora na merda. C’ho la bocca che sembra la cuccia di un cane.”
“Dai, dai. Lascia fare. Facci due cocktailini aperitivi corretti con tanto limone.”
“Sicuro?”
“Burasca, te mi devi dare a retta a me, quel cocktail lì l’ho inventato io. Per il mattino dopo la matana. Che ti rimette in bolla.”
“Sicuro?”
“Sicuro sì. Dai, bevi su.”
“Fa schifo.”
“Ti sembra a te. Fidati di Romma. Bevi bevi, che ti passa.”
“Mi viene da vomitare.”
“Ah! E’ una buona cosa. Non farlo mica qua però! Ma se lo tieni e lo ingoli giù vedrai che poi ti assesti.”
“A me mi sa che a fare così ci disintegriamo un’altra volta.”
“Ah, bè. Quello è sicuro.”
“Son soddisfazioni troncarsi così. A sta maniera”
“E cosa vuoi fare, stare lì tutto il giorno a pensare ai pensieri?”
“Ma io, Romma, non è che c’ho dei gran pensieri.”
“Lo vedi?! Vedi Burasca che il mio bibitone fa? Sei già più rilassato e non c’hai più pensieri.”
“Non ce li avevo neanche prima, a parte il mal di stomaco.”
“Ma và là! Và là! È la bevanda che fa. Dai, rischioccacene due, Tetego, che così siamo a posto!”
“Altri due?”
“Vuoi berne tre?”
“No, no, uno alla volta.”
“Ah, ecco. Tò dai, butta giù. Dopo facciamo un salto al bar di sopra che devo comprare le sigarette.”
“Mi sa che sono senza anche io.”
“Allora dai, Burasca, sbrigati a bere che andiamo su.”
“Se non vomito prima.”
“Mi vomiterai mica in macchina eh?!”
“Andiamo in macchina? Al bar di sopra?”
“Perché, ti fa male l’auto? C’hai il mal di macchina?”
“No. È che andare al bar di sopra ci saranno trenta metri a dargliela tutta.”
“Dai Burasca, falla finita con tutte ste croclate al mattino. Bevi giù, che andiamo su, in macchina.”
(Viene sera a casa di tutti -Romanzo prossimo venturo-)