Scranne

La guerra è finita. Disse, bevve e rabboccò il bicchiere, si arrotolò una sigaretta e la fumò squadrando le sedie vuote attorno al tavolo.

Salì la scala in legno e rovistò a lungo nell’armadio della camera da letto.

Se avessi acceso il camino avrei potuto mettere le braci nel letto. Ridacchiò nel buio della camera, poi scrollò le spalle e scese di sotto portando alcuni vestiti con se.

Spostò una sedia e vi mise sopra una giacca dal taglio militare, alcune medagliette appese sul taschino. Agghindò un’altra sedia con un cappotto liso ma elegante.

Studiò il tavolo, dall’acquaio prese tre bicchieri e li dispose davanti le sedie coperte con i cappotti e la giacca. Versò l’amaro in tutti i bicchieri, alzò il suo.

Signori. Propongo un brindisi al termine del conflitto. Disse ed ingollò un sorso, afferrò la sua sedia e si piazzò capotavola. Le scranne addobbate giacevano mute e ritte, le giacche sostenute dagli angoli dei poggia schiena.

(Un problema di creature mannare a Ligonchio –Romanzo-)