Vetroghiaccio – Undici e Pensilvenia

Brasco disponeva i bicchieri sul banco, corroboranti intrugli strinastomaco alla Mister Pensilvenia, posò su un vassoio un bicchiere di acqua frizzante, infilò una mano sotto il vassoio e percorse tutto il banco, in giù, verso Granisa.

Pensilvenia uscì a fumare, Undici dietro. «Faccio questa poi pianto lì» Disse quasi costernato. «Facciamo sta cagata e non ci pensiamo più!»

«Sicuro» Assentì Undici.

«Sicuro cosa?» Chiese Pensilvenia l’accendino in mano.

«Sicuro che pianti lì» Ripetè Undici.

«Sicuro» Ripetè convinto.

«Sicuro» Ridisse Undici.

«Ma vai a cagare.» Mormorò Pensilvenia e buttò giù un sorso «Bisogna che troviamo il Fante. Vacca schifa, un telefono poteva anche avercelo.»

«Mi sa che glielo hanno cavato quelli della SIO. Per via dei domiciliari.»

«E’ ai domiciliari. Mica all’ergastolo.» Pensilvenia guardò dentro il bar e fece segno a Brasco dalla vetrata.

«So un cazzo io. Sì vede che a lui non glielo hanno lasciato. »

 

(Vetroghiaccio -Romanzo-)