Mosche

C’era uno che odiava le mosche. Dal soffitto della cucina pendevano decine di strisce collose moschicide. E lui stava seduto sotto ad aspettare che la striscia collosa si riempisse di insetti morti o ancora ronzanti, poi saliva su una sedia, staccava la striscia dal gancio del soffitto, ne posizionava una nuova, e la striscia vecchia la gettava nel caminetto e con le mani sui fianche osservava la vampata e tutti quegli esserini strinati dalle fiamme. Anni dopo si era comprato una trappola elettrica per mosche. La teneva accesa sul tavolo della cucina, lui seduto di fronte a braccia conserte e gambe stese. Passava ore in attesa che una mosca finisse sulle barrette bluastre e iniziasse a sfrigolare scintillando. E quando veniva notte, neanche accendeva la luce per ammirare le abbaglianti esecuzioni al buio. Era proprio uno, quello lì, che le mosche le odiava, chissà cosa gli avevano poi fatto.

 

(C’era uno –Romanzo sarà-)