Aguirre 2

Fu un rumore dapprima ovattato poi più chiaro a destarlo, chiacchiericcio e risa sguaiate.

“Che è successo qua dentro vecchio?” Uno sporco e scarno uomo ghignava sulla porta della cucina.

“Non mi dire che sono arrivati prima quelli della pattuglia Vilimento?” Chiese un secondo uomo grassoccio che era sbucato accanto al primo.

Aguirre in un cortocircuito cerebrale pensò che il secondo era arrivato dopo perché a fatica era riuscito a intrufolarsi nella porta forzata e rimasta semi aperta. Strizzò gli occhi, provò più volte a proiettare la vista per mettere a fuoco i due che si aggiravano per la cucina ispezionando.

“E’ il tuo cane quello là fuori vecchio?” Chiese il tizio scarno.

“Fruste neurali, esatto?” Aggiunse il grassoccio “Non un bello spettacolo vedere la propria bestiola sfrigolare trafitta da quegli aggeggi.”

I due studiarono ancora a terra, poi scoperchiarono la pentola, e adocchiarono sotto il tavolo, l’uomo scarno sollevò la scatoletta blu e la mostrò all’altro che si fece serio.

“Cos’è questo vecchio?”

“Un tastatore.” Rispose Aguirre. La testa ronzava lontana, avrebbe voluto alzarsi, ma le gambe tremolanti non glielo consentivano.

“Tastatore?” Chiese l’uomo grassoccio “E cosa ‘tasta’?” sorrise.

Aguirre si concentrò sull’immane sforzo di alzarsi, le mani sbiancarono premendo sul tavolo “Neurotrasmettitori e gangli nervosi.” Sussurrò quando fu in piedi.

I due si interrogarono, l’uomo scarno depose con cura la scatola sul tavolo, come se gli avessero appena confessato che conteneva esplosivo.

“Hanno trovato qualcosa vecchio?” Chiese serio il tizio scarno.

“Nò.” Rispose Aguirre.

“Siamo sicuri?” Insistè l’uomo grassoccio.

“Niente. Non hanno trovato niente.”

“Anche perché a prima vista…” cercò in giro l’uomo grasso “qua non è che ci sia molto da trovare.”

“Bè,” l’uomo scarno sorrise sinistro “allora vecchio, direi che se tutto è ancora al sicuro, ci dovrai mostrare a che punto sei arrivato.” Allargò le braccia “Le pattuglie si fanno ogni giorno più furbe, temo siano sulle nostre tracce, e la Vilimento presto verrà a fare visita anche a noi, ci serve la tua scienza vecchio.”

“Hanno ammazzato il mio cane.” Aguirre fissò i due come solo allora gli fosse tornata in mente la carneficina.

“Era solo uno stupido randagio.” Rise il tizio Grassoccio.

(Gli alieni non hanno le antenne- Antologia)