Cani Rabbiosi 2

Non mi volto indietro, non mi volto mai indietro, non più.

Una fuga che si fa marcia, ritorno. Un fuggiasco, reduce, rinnegato, in cerca di un varco nel cerchio che si annoda. Un solo uomo, che torna indietro, incontro a ciò che è stato. Nelle orecchie rumore di acqua melmosa rimestata con un lungo bastone, forse un germe a rodermi la testa, la mia venuta al mondo, scroscio di budella rivoltate.

Tutto si scioglierà, quando boschi e vette mi includeranno nel loro abbraccio, nel grembo frondoso, terroso, irto e sassoso. Come embrione che si incista su ruvide pareti, un feto rigettato, rinchiuso e impazzito che riprende possesso dell’antro sanguinoso che lo ha generato…

…qualcosa si scontorna lontano, crepitando tra gelo e nebbia, grigio tremolante. Una casa, forse, una stalla. Ogni due passi il proiettile che mi invade, striscia, punge, batte. Orrido arrancare in fil di morte.

La morte dentro, acuminata capsula, iridi di trapasso.

Non c’è niente dietro chi ha voltato le spalle. Dentro questo cappotto, sotto lo straccio che mi copre il volto, vive un assassino, della peggior specie, della peggiore risma. Un uomo senza remissione, schieramento, ordine precostituito. Solo un solco che separa la sua morte, da quella di tutti voi. Un basso scavo lungo il quale giacciono cadaveri scomposti, spogli e sfigurati, nudi e predati, corpi crivellati e crani sfondati. Questo è ciò che sono, ciò che sono diventato, o sempre stato, da quando sono sciabordato nel mondo. Questo è ciò che mi avete fatto, come un cane scacciato dal villaggio e incatenato, perché mordeva e assaliva gli uomini…

 

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