Cani rabbiosi 3

Cercano me.

A terra, i cadaveri mi fissano, duri come pietre.

Esco alla ventera, alzo lo straccio sulla faccia, nero come il sangue, l’aria scava la pelle. Il proiettile raschia ossa e budella, il dolore spazia in ondate calde, su, fino alla gola, alla testa.

Il camion romba, fuma, poi singhiozza e rimane lì a lansare come un ronzino dopo una sgroppata.

Scendono tre agenti SIO, pressati nella cabina, ammucchiati oltre il vetro screpolato.

Li fisso come se con tutto quello spazio freddo attorno, dovessi passare loro attraverso.

Hanno fucili in spalla. Buttano occhiate oltre le mie spalle, cercano di intravedere la casa, i morti a terra.

“Chi sei?” Chiede uno.

Estraggo la pistola e gli sparo dritto in faccia. Il sangue schizza sugli altri e rapprende congelandosi. Spalancano gli occhi e storcono le bocche, il camion dietro tossisce ma non si spegne, vorrebbero imbracciare i fucili. Il corpo crollato a terra con la faccia scoppiata, il sangue si allarga, crocchia in un gelido velo.

Non fanno che indietreggiare, smanacciando per sfilare i fucili dalle spalle, indietro, i guanti li impacciano. Sparo ancora, in pancia a uno. La pistolettata riverbera nel vuoto, sovrasta il tossicchiare del camion, come magico lampo sonoro. L’altro abbandona l’idea di armarsi, solleva le mani, l’espressione spaurita. Lo guardo e sorrido, lui schiude appena le labbra. Supplichevole ingranaggio di un meccanismo.

Sparo due colpi, al petto. Salgo sul camion, molti corpi a terra. Altrettanti nella casupola. A due mani manovro il volante e riparto calcando neve e ghiaccio.

Tutti quegli occhi dietro, spalancati dalla morte repentina.

Non mi farò sfigurare da alibi costruiti in case altrui.

Sono il Sergente dei Cani rabbiosi, se siete in ascolto, un uomo solo si è fatto largo sul fondo di una pianura gelida, sappiate, la rivolta è già iniziata…”

Cani Rabbiosi – Podcast