Era notte, una foschia fumosa sbrodolava, come se attorno, in antri nascosti tra le case, qualcuno avesse messo a bollire ungulati appena scotennati, l’umido che colava ovunque aveva un chè di appiccicoso, bisunto....
Gli occhi di Bunga si spalancarono ancor di più, le palpebre quasi rientrarono sotto la fronte. Si guardò attorno, il bar era vuoto, solo Brasco che sistemava i giornali nell’espositore. Bunga studiò ancora...
E così che capovolgo una boccia di vetro con Taroudant miniaturizzata dentro, la neve non scende, l’acqua sbolliccia un po’, poi si acqueta. Mi travolge una crisi di panico certo di un’imminente catastrofe...
La catena sferragliò sul lurido pavimento.
Il gendarme la strappò a se.
I ceppi morsero i polsi dell’uomo scarno e curvo, zoppicò un paio di passi avanti poi si bloccò in mezzo alla stanza.
“Seduto” ordinò...
“Sono dappertutto!” Grido qualcuno, poi cadde a terra, l’arteria femorale recisa da una lama invisibile. Morì seduto poco dopo, senza proferir parola, la torcia accesa in grembo a ravvivare il fiume di sangue...
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